Brand Traction Score

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Coca-Cola è il marchio che più di tutti, oggi in Europa Occidentale, riesce a trasformare la propria presenza sugli scaffali della Grande Distribuzione in vendite effettive. È questo il risultato più evidente della nuova analisi “Shelf to Basket”di NielsenIQ, che attraverso il Brand Traction Score mette in luce la capacità dei marchi non solo di presidiare il mercato, ma soprattutto di rendere davvero efficace ogni centimetro di esposizione in negozio. Subito dietro Coca-Cola, in questa speciale classifica, si collocano Philadelphia e Nutella, due brand con storie, identità e posizionamenti diversi ma accomunati da un altissimo livello di riconoscibilità e da una relazione molto forte con i consumatori.

Il Brand Traction Score rappresenta un nuovo criterio di valutazione sviluppato da NIQ per misurare quanto un marchio sappia convertire la propria diffusione commerciale in acquisto reale. Si basa sull’integrazione di due fonti storiche di insight dell’istituto: da una parte il Consumer Panel, che registra comportamenti di acquisto, frequenza, coinvolgimento e penetrazione nelle famiglie; dall’altra le rilevazioni del Retail Measurement, che rilevano la presenza effettiva dei prodotti sugli scaffali, la loro copertura distributiva e il peso sulle dinamiche di assortimento dei punti vendita. Combinando queste due letture, NIQ non si limita a fotografare chi cresce, ma cerca di capire chi cresce meglio, cioè chi riesce a trasformare visibilità in scelta e scelta in acquisto ripetuto.

In questo contesto Coca-Cola si conferma un vero campione di efficacia commerciale. La sua forza deriva da una combinazione di fattori ormai consolidati. La marca gode di un riconoscimento mondiale e di un posizionamento talmente radicato nella vita quotidiana da rendere ogni esposizione, anche minima, un incentivo naturale al riacquisto. Si tratta inoltre di un prodotto con cicli d’acquisto brevi e articolati su numerose occasioni di consumo, dal pasto fuori casa al rifornimento del frigorifero, dalla festa familiare alla bevanda d’impulso acquistata mentre si fa spesa. A questo si unisce una presenza capillare nella distribuzione, una gamma estremamente ampia e segmentata, dalle lattine alle bottiglie, dalle versioni classiche a quelle senza zucchero, fino a campagne continuative, sia pubblicitarie che in-store, che mantengono il marchio sempre vivo nella mente del consumatore. Coca-Cola non smette inoltre di innovare, sia in termini di prodotto e packaging, sia nella crescente attenzione ai temi ambientali e sociali, mostrando una capacità di evolvere senza snaturare la propria identità. Il risultato è una marca che non solo è presente ovunque, ma che riesce a trarre il massimo valore da questa presenza.

Nutella e Philadelphia, sul podio insieme a Coca-Cola, mostrano un modello simile pur partendo da categorie merceologiche diverse. Nutella, da decenni, è un marchio che non ha bisogno di presentazioni e che nella maggior parte dei casi viene acquistato in modo diretto e intenzionale: quando il consumatore vuole Nutella, solitamente compra Nutella e non una crema concorrente, perché la marca rappresenta un vero simbolo emotivo, spesso legato a ricordi familiari e rituali quotidiani. Philadelphia, dal canto suo, ha saputo ampliare nel corso degli anni le occasioni di consumo e le varietà disponibili, passando dall’essere un formaggio spalmabile per un pubblico ristretto a un ingrediente versatile per ricette, pasti veloci, preparazioni salutistiche e momenti diversi della giornata. La sua comunicazione ha lavorato con costanza nel posizionare la marca come scelta gustosa e al tempo stesso equilibrata, contribuendo così ad ampliare la domanda e rendere ancora più efficace ogni presenza sugli scaffali.

Una delle evidenze più interessanti della ricerca NIQ riguarda le categorie che performano meglio nella conversione a scaffale. Tra i primi quindici marchi della classifica dominano infatti i prodotti legati al piacere alimentare, ai latticini e alle categorie con cicli d’acquisto più frequenti. È un dato che appare perfettamente logico se si considera che questi segmenti generano un ricambio più rapido e occasioni d’acquisto più ravvicinate tra loro, offrendo al consumatore molteplici momenti in cui rinnovare la scelta. Inoltre, si tratta di categorie in cui la varietà, il gusto, il desiderio personale e la componente emotiva sono molto forti, e quindi le marche che riescono a costruire un racconto, un’identità e un legame con la persona hanno maggiori margini di vantaggio competitivo. Colpisce anche osservare come nella classifica non figurino soltanto colossi internazionali, ma anche marchi locali e specialisti di categoria che dimostrano come, nel retail europeo, l’identità territoriale e il radicamento nel tessuto culturale continuino a essere leve decisive di successo, capaci di compensare, almeno in parte, la differenza di budget e di portata delle multinazionali.

Un ulteriore elemento chiave evidenziato da NIQ riguarda la relazione tra sell-in e sell-out. Tra i 446 marchi che in Europa hanno registrato una crescita delle vendite pari o superiore al 5%, l’81% è riuscito a convincere non solo i consumatori, ma anche i distributori. Questo significa che quando una marca tiene insieme preferenza del cliente e capacità di dimostrare al retailer che il suo spazio genera valore, la crescita si consolida più solidamente e rapidamente. In passato molti brand hanno cercato di crescere soprattutto aumentando la distribuzione fisica e spingendo sul presidio degli scaffali; oggi emerge invece una dinamica diversa: la disponibilità resta importante, ma la domanda generata dalla marca diventa fondamentale anche come argomento persuasivo nei confronti della distribuzione.

Molto significativo è anche il ruolo dell’innovazione di prodotto. Secondo NIQ, il 60% dei brand che hanno segnato i migliori risultati lo hanno fatto introducendo nuove referenze capaci di aumentare il numero di consumatori e la frequenza con cui questi ultimi acquistano. Non è necessario reinventare l’intera categoria, ma intercettare bisogni emergenti e dare risposte concrete: nuovi gusti, formati più pratici, ricette più leggere, soluzioni premium, packaging più sostenibili. Siamo in un’epoca in cui la crescita passa soprattutto dall’evoluzione intelligente dell’offerta, che amplia la gamma senza snaturare la marca e ne aumenta la rilevanza percepita nel quotidiano.

La ricerca mostra anche che i marchi capaci di migliorare il proprio Brand Traction Score sono spesso quelli che hanno scelto di investire con continuità in tre grandi direzioni: praticità, salute e sostenibilità. Il primo ambito riflette il cambiamento del ritmo di vita delle persone, sempre più veloci e pragmatiche, con un bisogno crescente di soluzioni facili, immediate e senza sprechi di tempo. Il secondo risponde a un consumatore che considera la scelta alimentare non solo in funzione del piacere, ma anche di ciò che questa comunica di sé, del proprio stile di vita e delle proprie attenzioni al benessere. Il terzo, infine, è il campo in cui sempre più marchi si stanno confrontando, perché la sostenibilità non è più un ornamento narrativo, ma un requisito competitivo essenziale: filiere trasparenti, riduzione della plastica, packaging riciclabili, materiali più leggeri e politiche ambientali verificabili rappresentano ormai un vantaggio tangibile agli occhi della distribuzione e dei consumatori.

Forse l’affermazione più emblematica della ricerca è quella formulata da Emilie Darolles, president Western Europe di NIQ, che sottolinea come oggi un brand possa crescere anche senza conquistare ulteriore spazio fisico sugli scaffali, ma semplicemente aumentando la propria capacità di attrarre e stimolare il riacquisto. È un cambio di prospettiva importante. Per molti anni la crescita nel retail è stata pensata soprattutto come un ampliamento della presenza, una strategia basata sull’equazione “più metri di scaffale uguale più vendite”. Oggi, invece, il modello si sta spostando verso un paradigma diverso, in cui la redditività del metro nasce dalla qualità dell’interazione con il consumatore, dal valore che la marca genera, dalla fedeltà che riesce a costruire e dall’esperienza d’uso che facilita la scelta successiva. In altri termini, non basta più acquisire clienti: bisogna attivarli, coinvolgerli e riportarli verso il marchio con progressiva naturalezza.

Il quadro tratteggiato dal Brand Traction Score di NIQ ci racconta quindi un mercato sempre più maturo, in cui la competizione si gioca su parametri diversi rispetto al passato. Non vince più necessariamente chi occupa più spazio, o chi comunica di più, o chi investe di più. Vince chi riesce a unire in modo efficace presenza, identità, relazione e capacità di lettura dei bisogni reali delle persone. Coca-Cola, Nutella e Philadelphia sono esempi emblematici di questa evoluzione: marchi solidi, riconoscibili, riconosciuti, capaci di avere un ruolo quotidiano nella vita delle persone e di presidiare lo scaffale non come un semplice luogo di esposizione, ma come punto conclusivo e insieme generativo di un ciclo di relazione più profondo.

In definitiva, la ricerca NIQ ci insegna che il futuro del retail non sarà più di chi si limita a esserci, ma di chi riesce a trasformare la propria presenza in valore reale. E nello stesso tempo evidenzia una tendenza chiara: i brand che sapranno leggere meglio la domanda, innovare senza tradirsi e creare senso, fiducia e abitudine saranno quelli che guideranno il mercato dei prossimi anni. Coca-Cola, oggi, è in cima alla classifica. Ma più che una fotografia di un vincitore, il Brand Traction Score è soprattutto una mappa: indica la direzione in cui sta andando il mercato e offre una lezione decisiva per chi lavora nel marketing e nella distribuzione. In un mondo in cui gli scaffali non possono più espandersi all’infinito, è la qualità del rapporto con il consumatore a essere diventata la vera leva di crescita.

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