Google trends 2025

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In un’epoca in cui la nostra identità passa sempre più attraverso uno schermo, forse la frase che descrive meglio il nostro tempo non è più il cartesiano “Cogito ergo sum”, ma un più prosaico — e veritiero — “cerco, dunque sono”. Le ricerche su Google restano uno specchio fedele dei nostri desideri, delle nostre ansie, delle nostre paranoie culturali. Una finestra privilegiata per chi lavora nel marketing e nella comunicazione e che ogni giorno deve comprendere comportamenti, trend e linguaggi in costante mutazione. L’Italia che cerca, domanda, cucina e si interroga. Cosa ci dicono le ricerche dall’anno che cambia anche il marketing

Google Trends 2025 a tutti noi lo conferma con estrema chiarezza: le domande degli italiani non sono mai state così eterogenee e rivelatrici. Nelle dodici categorie ufficiali che compongono il rapporto annuale emergono tre forze dominanti: geopolitica, cucina e intrattenimento. Un triangolo insolito, eppure perfettamente rappresentativo dell’Italia di oggi, divisa fra ansie globali, ricerche di comfort e consumo culturale come forma identitaria.

Un materiale prezioso, soprattutto per chi si occupa di strategie digitali, branding e comunicazione: interpretare questi segnali significa comprendere dove si sta spostando l’attenzione collettiva, e quindi come posizionare messaggi e contenuti.

Le domande dei “Perché”: quando Google diventa una bussola emotiva

Cliccare “Perché…” su Google significa spalancare la porta della nostra coscienza collettiva. E nel 2025 la domanda principale è stata: “Perché Israele ha attaccato l’Iran?”. Una conferma del ruolo crescente della geopolitica nell’immaginario quotidiano. Gli italiani cercano risposte immediate a crisi complesse, un bisogno informativo che ha profonde implicazioni anche per il marketing dei media e dell’informazione. Non è un caso che contenuti divulgativi, spiegazioni semplificate e formati “explain like I’m five” continuino a proliferare. Subito dopo, però, ecco il lato pop del Paese: “Perché Olly non va all’Eurovision?”, “Perché The Couple chiude?”, “Perché Cecilia Sala è stata arrestata?”. Cronaca, spettacolo, curiosità micro-virali: tutto viene messo sullo stesso piano. Il mix di globale e locale che convive nella stessa timeline mentale è un tema cruciale per le aziende che comunicano in modo digitale: i pubblici non seguono più percorsi verticali, ma attraversano categorie e livelli con estrema fluidità. Capirlo significa saper creare contenuti capaci di intercettare questa mobilità mentale.

“Cosa significa”: l’Italia che cerca di interpretare il mondo

Ciò che emerge nella categoria “Cosa significa?” è particolarmente significativo per chi lavora nella comunicazione. È qui che si vede quanto il Paese sia esposto a linguaggi nuovi, spesso ibridi, sempre più contaminati da subculture digitali.

Il termine più cercato in assoluto è “Parafilia”. Segno di una curiosità crescente verso temi psicologici e identitari, spesso affrontati con un misto di confusione e desiderio di comprensione. Seguono “Separazione delle carriere”, tema politico-giudiziario che mostra come le ricerche riflettano anche i dibattiti istituzionali. E poi un trittico che racconta molto dell’immaginario contemporaneo: bed rotting, ACAB, Agostiniano.

Dal gergo della Gen Z alla teologia alla cultura antagonista: un Paese che vive in bolle diverse, ma che le attraversa con un click. Per chi fa digital marketing a Vicenza , piuttosto che a Genova, Bologna, o Milano, questo significa una sola cosa: non esiste più un unico linguaggio efficace. Il nostro compito è padroneggiare registri multipli e costruire messaggi che sappiano dialogare con pubblici eterogenei, mantenendo coerenza e credibilità.

“Come si fa”: il tutorial come nuova forma di alfabetizzazione quotidiana

Il 2025 è l’anno in cui gli italiani hanno chiesto a Google davvero tutto: come fare il porridge, come funziona la tanatoprassi, come eseguire il vacuum addominale, come realizzare un’action figure, come preparare una colonscopia (per quanto inquietante possa suonare). Una lista che oscilla fra cura del corpo, cucina, hobby creativi e salute. È impossibile non leggere questo fenomeno come una conferma della trasformazione dei motori di ricerca in assistenti personali permanenti.

Per il marketing significa un’unica grande certezza: i contenuti how-to funzionano, sempre. Non semplicemente perché rispondono a un bisogno diretto, ma perché rappresentano il nuovo modo con cui le persone si riappropriano di competenze perdute o non trasmesse. Le aziende che sapranno produrre tutorial chiari, affidabili e coerenti con il loro brand avranno un vantaggio competitivo sostanziale. A Vicenza, territorio d’impresa con forte vocazione manifatturiera, ciò è ancora più rilevante: l’educazione digitale applicata ai prodotti è una leva strategica.

Sanremo: il Festival che domina ogni classifica

Come ogni anno, Sanremo non è solo un evento televisivo: è un ecosistema culturale che monopolizza attenzione, media, social e ricerche. Nel 2025 i nomi più digitati sono stati Lucio Corsi e Olly, due anime opposte della musica italiana: il cantautorato surreale e l’estetica pop di TikTok.

Sanremo dimostra ogni anno, e lo farà anche nel 2026,  un punto chiave per il marketing: i grandi eventi condivisi creano picchi di attenzione senza paragoni. Le aziende che ignorano questo elemento perdono opportunità rilevanti in termini di sentiment, real time marketing, progettazione di contenuti stagionali.

Il Festival è anche un case study perfetto di quanto la cultura pop influenzi i consumi informativi. E quanto la ricerca Google funzioni da amplificatore di notorietà.

Sport, icone e narrazioni emotive: i personaggi più cercati

Il 2025 resta anche l’anno del tennis italiano, con Lorenzo Musetti e Jasmine Paolini ai vertici tra i personaggi più cercati. Il loro successo è la dimostrazione di come lo sport sia ormai contenuto pop: non più nicchia ma mainstream costante.

Accanto allo sport compaiono figure che raccontano altre tensioni emotive del Paese, come Bianca Balti, protagonista di una battaglia contro il cancro che ha generato grande mobilitazione. E poi giornalisti come Cecilia Sala, la cui vicenda in Iran è stata seguito con enorme partecipazione. Per chi fa comunicazione, la lezione è chiara: le storie personali autentiche hanno sempre un impatto superiore ai messaggi istituzionali. Le persone cercano figure con cui identificarsi, narratori credibili, testimonianze che producono empatia.

Serie TV: la nuova geografia dell’identità

Nel 2025 le serie TV non sono solo intrattenimento: sono un linguaggio sociale. Chi guarda una serie lo fa anche per posizionarsi, dichiarare un’appartenenza, o semplicemente comprendere conversazioni digitali che altrimenti escluderebbero.

In testa alle ricerche compaiono Monster: La storia di Ed Gein, Squid Game, Adolescence, M – Il figlio del secolo. True crime, distopie coreane, coming-of-age e biopic politici: una miscela potente che restituisce un’Italia che alterna leggerezza e profondità. Nel marketing questo trend si traduce in un principio semplice: le narrazioni seriali sono il nuovo alfabeto emozionale. Strutture episodiche, cliffhanger, personaggi archetipici: sono tutti elementi che oggi vengono utilizzati anche dai brand per generare engagement.

La cucina: quando Google diventa la nonna digitale

Il capitolo dedicato alle ricette è, come sempre, una piccola finestra antropologica. Il podio parla chiaro con il casatiello napoletano in prima posizione, medaglia d’argento per la colomba pasquale e terzo posto le uova alla Jova.

Tradizione e sperimentazione convivono perfettamente. Se da un lato gli italiani cercano la conferma digitale di ricette familiari, dall’altro si fanno sedurre da trend globali come i Crumbl cookies o i famosi biscotti di Squid Game.

La cucina diventa così una lente per leggere un fenomeno più ampio: gli italiani si muovono tra radici e contaminazioni. Per chi si occupa di marketing del food, questo significa parlare contemporaneamente di autenticità e innovazione, memoria e tendenza. Un equilibrio delicato ma potente.

Cosa insegna tutto questo al marketing digitale 

La lettura di Google Trends non è solo esercizio sociologico: è materiale decisionale per chi progetta strategie di comunicazione. Ci sono cinque chiari punti chiave che emergono.

1. Cresce la domanda di semplicità.

Gli italiani vogliono capire il mondo: politica, economia, psicologia, costume. I brand devono saper spiegare con chiarezza.

2. Domina il bisogno di utilità.

How-to, tutorial, guide: qualunque azienda può generare valore diventando un punto di riferimento pratico.

3. Le emozioni guidano l’attenzione.

Sport, musica, storie di vita: i contenuti che generano empatia vincono.

4. L’identità passa dal consumo culturale.

Serie TV, trend social, linguaggi giovanili: chi comunica deve conoscere i nuovi codici culturali.

5. Locale e globale convivono in un’unica narrazione.

Un dato prezioso per ogni azione territoriale, dove le imprese devono parlare al mondo mantenendo autenticità e vicinanza al tessuto locale.

L’Italia che cerca è anche l’Italia che cambia e che comunica

Google Trends 2025 racconta un Paese complesso, curioso, emotivo, informato e disordinato allo stesso tempo. Per il marketing e la comunicazione non è solo un elenco di classifiche: è una mappa dei desideri, uno strumento strategico per progettare contenuti, campagne, messaggi. Sul piano professionale è una conferma: la vera sfida non è cavalcare il trend del momento, ma capire perché un trend nasce, quali bisogni rivela, quali emozioni mette in gioco e , soprattutto, come trasformarlo in valore per le persone e per i brand.

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