Drive to survive: perché Adidas vuole conquistare F1 e RedBull

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Immaginate un mondo in cui il rombo dei motori a 15.000 giri al minuto si fonde con il fruscio dei tessuti tecnici più avanzati del pianeta, non stiamo scrivendo del trailer di un film di fantascienza, ma la realtà di una sfida globale che si gioca non solo nei box dei circuiti più prestigiosi, ma negli uffici e nei bilanci delle multinazionali, nonché negli armadi dei fan di tutto il mondo.

Il protagonista di questa nuova corsa all’oro è un gigante che tutti conosciamo bene, stiamo parlando di Adidas.
Il marchio delle tre strisce ha deciso di innestare le marce alte, puntando dritto al cuore del circus della Formula 1. L’ultima indiscrezione, che sta facendo tremare, e non poco, i paddock e i mercati finanziari, vede il colosso tedesco pronto a scippare la Red Bull Racing  ai suoi attuali partner per vestire il team campione del mondo a partire dal 2027.

Ma, la domanda che sorge spontanea è…..perché un’azienda nata per il calcio e l’atletica sta investendo centinaia di milioni di euro per entrare nell’abitacolo delle auto di Formula 1? La risposta non riguarda solo lo sport, ma una visione di marketing tecnico che mira, in un periodo non troppo lungo, a trasformare la F1 nel nuovo palcoscenico del lusso contemporaneo e dello streetwear globale.

Da Mercedes a Red Bull

La traiettoria di Adidas nel motorsport non è frutto del caso, ma di una pianificazione chirurgica, e tutto è iniziato con l’annuncio della partnership con Mercedes per il 2025, un matrimonio quasi dovuto, che ha unito in modo importante ed estremamente rappresentativo due icone dell’eccellenza tedesca. Poi è arrivato l’accordo con Audi, che debutterà nel corso dell’anno portando con sé il prestigio di un marchio storico che vuole rivoluzionare la griglia. 

Tuttavia, è con la notizia dell’interessamento per Red Bull che il quadro si completa, perché se Mercedes rappresenta l’eleganza e la tradizione, e Audi l’innovazione tecnologica, Red Bull è il simbolo della Generazione Z, del lifestyle estremo e del dominio mediatico, e su questo non ci sono dubbi.

Secondo le indiscrezioni trapelate dal quotidiano tedesco Bild, sul piatto ci sarebbe un’offerta da circa 27 milioni di euro all’anno per un contratto triennale, stiamo parlando di cifre da capogiro che non servono solo a mettere un logo su una tuta ignifuga, quella è semplicemente la scusa per acquistare un ticket molto più importane, ossia ottenere l’accesso a una community globale che vive di adrenalina e stile.

La psicologia del consumatore

Per capire l’investimento di Adidas, dobbiamo scavare nella mente del consumatore moderno. Il marketing tecnico oggi non vende più solo un oggetto ma vende un trasferimento di identità.

Quando un appassionato acquista una giacca Adidas con il logo Red Bull, non sta comprando solo un capo d’abbigliamento sportivo, sta acquistando una parte della competenza ingegneristica, della velocità e della precisione di quel team. In psicologia, questo è noto come effetto alone, in pratica le qualità positive della scuderia vengono proiettate sul brand di abbigliamento e, di conseguenza, su chi lo indossa.

Tribalizzazione del consumo

Oggi i fan non guardano più gli eventi sportivi, in questo caso, la gara di Formula 1 in modo passivo, ma vogliono farne parte, e indossare il kit ufficiale trasforma il consumatore in un membro della tribù. Adidas ha capito che la Formula 1   offre un senso di esclusività superiore ad altri sport, e il merchandising della F1 percepito come equipaggiamento tecnico, eleva, psicologicamente, lo status sociale di chi acquista e sfoggia.

Adidas sfida il dominio di Puma

Per anni, il paddock della Formula 1 è stato il giardino di casa di Puma, brand storicamente concorrente di Adidas, e ha costruito una fortezza, vestendo scuderie leggendarie come Ferrari, McLaren e Aston Martin.

L’ingresso prepotente di Adidas rompe questo duopolio informale, perché se l’accordo con Red Bull andasse in porto, Adidas gestirebbe tre dei top team sulla griglia, pareggiando la potenza di fuoco di Puma. In questa scacchiera del marketing, chi ne fa le spese è Castore, ottimo brand a livello internazionale (poco conosciuto in Italia) che rischia di perdere il suo cliente più prestigioso dopo la fine del rapporto con McLaren.

I numeri dietro il sogno

Il confronto economico rivela una strategia di all-in da parte di Adidas, con un modello basato sul prestigio strategico in base al quale non vorrebbe vestire tutti, ma solo i migliori, o quelli che reputa tali.

I 27 milioni annui per Red Bull superano ampiamente i contratti standard, ma Adidas, giustamente, seleziona accuratamente le prede con il più alto valore di ritorno d’immagine.

Teniamo conto che con una stagione di 24 gare distribuite su 9 mesi, l’esposizione h24 garantita dalla F1 ripaga l’investimento iniziale in termini di brand awareness globale molto più velocemente di qualsiasi spot tradizionale (anche più della finale del Superbowl).

Sostenibilità

In un’epoca in cui il marketing tecnico non può prescindere dall’etica, la sostenibilità (per fortuna) diventa il vero terreno di scontro. La Formula 1 si è impegnata a diventare Net Zero Carbon entro il 2030, e Adidas vuole essere il partner che cerca di accellerare questo processo per far parte primaria di questo contesto. Il consumatore moderno è però informato, ora non basta più che una tuta sia leggera, deve essere giusta. Adidas porterà in F1 le sue tecnologie come Parley Ocean Plastic o il poliestere riciclato al 100%. Immaginate il valore di marketing di una collezione Red Bull prodotta interamente con rifiuti plastici recuperati e trasformati in filati ad altissime prestazioni. Parley Ocean Plastic è un materiale eco-innovativo realizzato con rifiuti plastici riciclati, intercettati da spiagge, isole remote e comunità costiere da Parley for the Oceans. Sostituisce la plastica vergine in prodotti ad alte prestazioni, collaborando con brand come Adidas e Dior, trasformando l’inquinamento in simboli di cambiamento per finanziare la lotta contro l’inquinamento marino. È un progetto meraviglioso, dove la plastica viene raccolta prima che finisca negli oceani, proteggendo gli ecosistemi marini.

Il materiale raccolto viene pulito, separato e trasformato in filati e tessuti di alta qualità, seguendo la strategia AIR, ossia Avoid (evitare la plastica), Intercept (intercettare i rifiuti), Redesign (riprogettare i materiali).

Oltre alla partnership con Adidas , Parley collabora con brand di moda, lusso e design, inclusi Dior e G-Star Raw.

Il programma mira a creare una rivoluzione dei materiali, allineando l’economia umana con l’ecosistema naturale, e non solo pulisce le coste, ma educa e offre soluzioni per un futuro senza plastica vergine

Riduzione dell’impronta nel retail e logistica

Sostenibilità significa anche ottimizzare la logistica, Adidas e Red Bull lavoreranno, infatti,  per ridurre l’impatto dei trasporti del merchandising, puntando su materiali biodegradabili per il packaging e su una filiera produttiva più corta. Questo non è greenwashing, ma una necessità operativa per un circus che si sposta ogni settimana tra i continenti.

Il tessile bio-ingegnerizzato

La frontiera estrema è l’uso di fibre naturali modificate o materiali bio-based che offrono le stesse prestazioni del nylon ma con un impatto ambientale nullo, e per Adidas, testare queste innovazioni sulle tute dei meccanici Red Bull, sottoposte a stress termici e meccanici incredibili, è il test definitivo prima di portarle nei negozi di tutto il mondo.

Dove e come compreremo la F1?

L’ingresso di Adidas rivoluziona la distribuzione retail, spostandola verso un ecosistema multicanale sofisticato.

Nei negozi Adidas troveremo aree dedicate con simulatori e realtà aumentata, dove il prodotto non sarà più solo appeso a una gruccia, ma diventerà parte di un’esperienza che giustifica il prezzo premium.

Attraverso l’app Confirmed, Adidas lancerà drop in edizione limitata, magari in coincidenza con una vittoria di un determinato pilota o team, questa integrazione tra evento live e disponibilità retail immediata crea un senso di urgenza che spinge all’acquisto impulsivo ad alto valore.

Ci saranno poi linee Replica per il grande pubblico e linee Performance o Lifestyle Luxury solo in boutique selezionate. Questo permette di mantenere un’aura di esclusività pur raggiungendo volumi di vendita massicci.

La F1 come laboratorio di stile

I designer di Adidas hanno già avviato la creazione della collezione 2027. La F1 è ormai un fashion show itinerante dove ci sono piloti come George Russell o Kimi Antonelli che arrivano nel paddock indossando capi che sembrano usciti da una sfilata.

Per Adidas, questo è uno spazio di sperimentazione importante. Qui si testano innovazioni che poi diventano lo standard nei prodotti di massa. È il transfer tecnologico, la tecnologia che protegge il pilota dal calore diventa quella che rende la tua giacca perfetta per la vita urbana.

Drive to Survive

Il successo di Netflix ha trasformato la F1 in un fenomeno pop, basti pensare che oggi il 40% dei nuovi fan ha meno di 35 anni. In questo contesto Adidas ha capito che la F1 è il veicolo perfetto per parlare a una massa globale che cerca esclusività, performance e responsabilità ambientale.

Il messaggio di Adidas è chiaro, e indica che non conta solo quanto vai veloce, ma come appari e quale impatto lasci mentre lo fai. La Formula 1 è la corsia preferenziale per il futuro, e la sfida a Puma è lanciata!

Motori caldi e design pronto, non ci resta che attendere il semaforo verde per vedere come le tre strisce cambieranno per sempre il volto del motorsport.

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