C’è un dato che racconta meglio di qualsiasi analisi quanto sia cambiato il rapporto tra italiani e animali domestici: oggi, nel nostro Paese, gli animali d’affezione sono più numerosi delle persone.
Secondo il rapporto Assalco–Zoomark in Italia vivono circa 65 milioni di pet a fronte di 59 milioni di cittadini, un numero che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile e che oggi, invece, descrive perfettamente una trasformazione ormai profonda della società italiana. Non si tratta più soltanto di compagnia o di una tendenza nata nel periodo post-pandemia, perché gli animali domestici sono entrati stabilmente nella quotidianità delle persone, modificando abitudini, consumi, organizzazione familiare e persino il modo in cui vengono progettati servizi, città e strategie di business. La pet economy oggi è molto più di un mercato in crescita, è uno dei settori che meglio raccontano l’evoluzione culturale contemporanea.
Chiunque lavori nel marketing o osservi le trasformazioni dei consumi se ne è accorto da tempo, il ruolo degli animali nelle famiglie italiane è cambiato radicalmente. Cani e gatti non vengono più percepiti come una semplice presenza domestica, ma sono membri della famiglia a tutti gli effetti.
Il dato del 96% dei proprietari che considera il proprio animale parte integrante del nucleo familiare non sorprende più nessuno, e basta guardare la realtà quotidiana che vede cambiate scelte, abitudini, e consumi. Vacanze organizzate in funzione del pet,
ristoranti pet friendly, assicurazioni veterinarie, servizi dedicati, alimentazione premium, percorsi benessere, cure specialistiche e spazi urbani progettati per la convivenza con gli animali.
Quello che sta cambiando non è soltanto il mercato, sta totalmente cambiando, il significato stesso della relazione uomo–animale con gli animali oggi occupano uno spazio emotivo sempre più centrale nella vita delle persone.
La pet economy cresce perché cambia la società
Per capire davvero perché il settore continui a espandersi bisogna osservare come sta cambiando la struttura sociale italiana.
Le famiglie sono più piccole, cresce il numero delle persone che vivono sole, aumentano gli anziani indipendenti, diminuiscono i figli, le città diventano sempre più dense e gli appartamenti più compatti. In uno scenario di questo tipo il pet assume un ruolo nuovo e per molte persone rappresenta sempre più compagnia, stabilità emotiva, routine, relazione quotidiana e presenza costante, e questa trasformazione sociale alimenta la crescita della pet economy.
Non è un caso che i gatti stiano registrando numeri record, sfiorando ormai i 12 milioni di esemplari. Perché sempre più gatti? Perché il gatto si adatta perfettamente ai ritmi urbani contemporanei, richiede poco spazio, ha maggiore autonomia e una gestione più flessibile.
Anche i cani cambiano. Crescono soprattutto quelli di piccola taglia, scelti sempre più spesso per ragioni pratiche legate agli spazi abitativi, ai costi di gestione e ai tempi della vita moderna, perché comunque la scelta dell’animale oggi è strettamente collegata allo stile di vita delle persone. Dietro il boom della pet economy c’è comunque un enorme cambiamento culturale e di approccio alla spesa, perché la pet economy non si misura soltanto nei numeri del mercato, ma anche, e soprattutto, nel modo in cui le persone spendono.
Quanto vale il mercato del pet food?
Il mercato del pet food per cani e gatti ha superato i 3,1 miliardi di euro, con una crescita costante anno dopo anno, ma il dato più interessante è un altro: non aumenta soltanto la quantità di spesa, aumenta la qualità. I consumatori oggi cercano ingredienti migliori, alimentazione funzionale, prodotti naturali, prevenzione, benessere, personalizzazione, esattamente come accade nel mondo dell’alimentazione umana. Il pet care si sta trasformando in un vero ecosistema wellness, oggi chi possiede un animale è disposto a investire molto di più rispetto al passato perché considera quella spesa parte integrante del benessere familiare, e questo cambia completamente le dinamiche di mercato, rendendo la pet economy uno dei mercati più dinamici degli ultimi anni
Negli ultimi anni il settore ha mostrato una capacità di crescita sorprendente anche nei momenti economicamente più complessi, visto che inflazione, crisi, pandemie, rincari energetici e aumento del costo della vita non hanno fermato il mercato pet, anzi, in molti casi lo hanno reso ancora più resiliente.
Questo accade perché il rapporto emotivo con l’animale genera comportamenti di consumo molto stabili, un dato che emerge denota che le persone tendono a ridurre altre spese prima di rinunciare al benessere del proprio pet.
Per il marketing questo rappresenta un elemento fondamentale, perché la pet economy oggi coinvolge moltissimi comparti alimentazione, sanità veterinaria, assicurazioni, tecnologia, turismo, design, immobiliare, retail, servizi urbani, e commerce, wellness. È un mercato trasversale che continua ad ampliare il proprio raggio d’azione e si ingrandisce mese dopo mese con nuovi consumatori, nuove esigenze, e nuovi servizi.
La crescita del settore ha infatti generato anche un’enorme evoluzione dei servizi. Oggi attorno agli animali domestici ruota un’intera filiera professionale, educatori cinofili, pet sitter, pensioni specializzate, dog walker, toelettatori, nutrizionisti veterinari, cliniche avanzate, strutture pet friendly.
Aumenta il mercato e allo stesso tempo evolvono le esigenze dei consumatori, diventando sempre più sofisticate. Il proprietario contemporaneo cerca comodità, qualità, assistenza e personalizzazione, vuole servizi efficienti, veloci ,altamente professionali, e soprattutto vuole vivere il rapporto con il proprio animale senza rinunce. Tutti questi dati stanno spingendo moltissime aziende a ripensare prodotti, strategie e customer experience.
Le città stanno cambiando insieme agli animali
Uno degli aspetti più interessanti della pet economy riguarda l’impatto sulle città, perché la presenza sempre più diffusa degli animali domestici sta influenzando urbanistica, servizi pubblici e organizzazione degli spazi urbani.
L’introduzione della figura dell’urban pet manager a Lucca è un esempio molto significativo. Non si tratta semplicemente di una scelta amministrativa curiosa, ma è il segnale che il tema della convivenza uomo–animale è diventato parte integrante delle politiche pubbliche. Le città oggi devono progettare aree dedicate, servizi pet friendly, spazi condivisi, percorsi urbani, regolamenti specifici, iniziative di sensibilizzazione.
Anche il settore immobiliare sta iniziando a rispondere a questa trasformazione, con crescente attenzione verso abitazioni e complessi residenziali più adatti a chi vive con animali.
Quanto costa mantenere un cane o un gatto?
Tra alimentazione, cure veterinarie e servizi, il costo medio supera abbondantemente i 600 euro annui per animale.
Accanto alla crescita del settore emerge questa criticità importante rappresentata dal costo della gestione degli animali domestici, la cui spesa complessiva per cani e gatti in Italia sfiora ormai i 7 miliardi di euro l’anno. Tra alimentazione, cure veterinarie e servizi, il costo medio supera abbondantemente i 600 euro annui per animale, e per molte famiglie questo rappresenta un impegno economico significativo.
E è qui emerge una delle principali contraddizioni italiane, perché nonostante il ruolo sociale sempre più centrale degli animali domestici, sia evidente a tutti, alimenti e cure veterinarie continuano ad avere un’Iva al 22%, la stessa prevista per beni considerati non essenziali o di lusso, tema che negli ultimi anni ha acceso il dibattito politico e sociale.
I dati mostrano, inoltre, chiaramente come il fattore economico stia diventando determinante, secondo diverse ricerche quasi un italiano su quattro rinuncia ad accogliere un animale per ragioni economiche, e circa il 10% arriva addirittura a separarsene per difficoltà di gestione. Si tratta di numeri che evidenziano quanto il settore abbia bisogno di una riflessione più ampia, anche dal punto di vista fiscale e sociale, perché se da una parte cresce il ruolo affettivo degli animali, dall’altra aumentano anche i costi necessari per garantirne salute e benessere.
Perché gli animali generano valore anche per la società
Ridurre la pet economy a un semplice mercato sarebbe però limitante, visto che diversi studi dimostrano quanto generino valore per la società e quanto significativo sia il loro impatto positivo su salute mentale, riduzione dello stress, qualità della vita, socialità, benessere emotivo, invecchiamento attivo.
Secondo alcune ricerche, la presenza di un animale può ridurre sensibilmente il ricorso alle visite mediche tra gli anziani, con effetti positivi anche sul sistema sanitario nazionale, e questo è un aspetto spesso sottovalutato, ma destinato ad assumere sempre più importanza in una società che invecchia rapidamente e in cui il tema della solitudine sta diventando centrale.
La pet economy è uno specchio della società contemporanea
Alla fine, ciò che rende davvero interessante questo settore non è soltanto la crescita economica, perché la pet economy racconta molto bene come stanno cambiando le persone.
Racconta nuove forme di famiglia, nuovi modelli di consumo, nuovi bisogni emotivi, nuove priorità, nuovi modi di abitare le città. Gli animali oggi influenzano le scelte quotidiane, modificano le abitudini e ridefiniscono persino il concetto stesso di relazione.
Non riempiono semplicemente uno spazio domestico, ma lo trasformano. Entrano nelle routine, nei tempi, nelle spese, nelle decisioni familiari e perfino nelle strategie aziendali, ed è forse proprio questo il vero motivo per cui la pet economy continua a crescere anche in tempi economicamente difficili.
Perché dietro il boom del settore non c’è soltanto il business, c’è un bisogno profondamente umano di connessione, presenza e relazione, e sempre più persone stanno scegliendo di costruire questo equilibrio proprio attraverso il rapporto con un animale.
