Influencer marketing

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Il panorama della comunicazione digitale sta attraversando una metamorfosi profonda. Se fino a pochi anni fa l’influencer marketing veniva considerato spesso un “add-on”, un elemento accessorio o sperimentale da inserire a budget residuo, oggi i dati dell’evento Influencer Marketing 2026 di UPA (Associazione Utenti Pubblicità Associati) ci consegnano una realtà radicalmente diversa.

Siamo di fronte a un mercato maturo, professionale e, soprattutto, centrale nelle strategie di crescita delle aziende. Con investimenti che si apprestano a toccare i 550 milioni di euro nel 2026, segnando un incremento del +12% rispetto all’anno precedente, il settore, quindi, non solo resiste alle turbolenze economiche del momento, ma si evolve verso un modello basato su efficienza creativa e autenticità.

In questo approfondimento, esploreriamo come il passaggio dalla vecchia figura dell’influencer alla moderna creator economy stia ridefinendo il ritorno sull’investimento (ROI) per i brand e quali sono le nuove regole del gioco tra normative, intelligenza artificiale e misurazione delle performance.

I numeri della crescita: un mercato da mezzo miliardo di euro

Nonostante un contesto macroeconomico complesso, segnato da incertezze geopolitiche, l’influencer marketing italiano corre veloce. La collaborazione tra UPA e UNA (Aziende della Comunicazione Unite) ha permesso, per la prima volta, di definire un perimetro di mercato condiviso, offrendo una fotografia nitida degli investimenti.

Il 2025 ha chiuso a quota 490 milioni di euro registrando un +5%), mentre il 2026 ha come stima il raggiungimento dei 550 milioni di euro, che corrisponderebbe ad un balzo del + 12%.

Come sottolineato dal presidente UPA Marco Travaglia questa crescita non è casuale. Il mercato è stato corazzato da una progressiva professionalizzazione, come l’introduzione di un codice Ateco dedicato, le circolari INPS sul regime previdenziale e il codice di condotta AGCOM, che hanno trasformato quello che era un far west in un settore regolamentato ed estremamente credibile.

Dalla Ferragni alla creator economy

Uno dei punti più stimolanti emersi dal dibattito condotto da Elisabetta Corazza (Digital Marketing Consultant)  e Alberto Vivaldelli (Direttore Digital UPA) riguarda l’evoluzione del modello comunicativo negli ultimi dieci anni.

Dal 2016 a oggi, il settore ha cambiato pelle. Siamo passati dall’influencer modello, personificato storicamente dalla figura di Chiara Ferragni, caratterizzato da immagini patinate, estetica impeccabile ma spesso distante da una reale capacità di produzione narrativa, all’attuale e strutturata creator economy.

In molti si chiedono perché il potere sia passato ai creator, la risposta è l’autenticità, quella che oggi il consumatore cerca. Grazie alla spinta di piattaforme come TikTok, il focus si è spostato sulla capacità di creare contenuti video originali, spontanei e di valore, e quindi il creator non è più solo un volto, ma un vero e proprio media owner che detiene il potere della produzione del messaggio. Le foto posate di un tempo appaiono oggi come reperti di un’altra epoca, oggi il pubblico premia il racconto, il processo e la competenza.

L’influencer come nuovo ecosistema culturale

Perché le aziende continuano a spostare budget dai media tradizionali verso i creator? La risposta risiede nella fiducia, come evidenziato da Chloé Souchaire, coordinatrice del gruppo di lavoro influencer marketing UPA, gli influencer sono oggi il principale punto di accesso ai contenuti per le nuove generazioni. Essi costituiscono un vero e proprio ecosistema culturale dove maturano la considerazione e l’intenzione d’acquisto, e il consumatore moderno si fida della raccomandazione di un creator che segue quotidianamente molto più di quanto non faccia con uno spot televisivo tradizionale.

Il superamento della reach: vince la relazione

In questa nuova fase, la metrica della reach (la copertura pura) ha perso il suo primato a favore della relazione. L’impatto di una campagna si misura oggi sulla capacità di generare attenzione reale. L’efficienza creativa , ovvero la capacità di produrre contenuti che risuonino con l’audience senza sembrare interruzioni pubblicitarie, moltiplica l’impatto e si traduce direttamente in un aumento delle vendite.

Professionalizzazione e definizioni

Uno dei compiti principali che UPA si è prefissata per il 2026 è aiutare le aziende a fare chiarezza nei contratti e nelle collaborazioni, in quanto è fondamentale distinguere tra due figure che spesso vengono confuse, ma che richiedono approcci strategici differenti:

L’Influencer (o Creator) comunica principalmente sui propri canali, viene ingaggiato per la sua capacità di parlare alla propria community e per produrre contenuti commerciali che si integrino nel suo piano editoriale.

L’Ambassador rappresenta, invece, il brand in modo trasversale. Non parla solo dai propri profili, ma diventa il volto dell’azienda sui canali proprietari del brand (sito web, social corporate), partecipa a eventi fisici e appare negli spot pubblicitari.

Questa distinzione è vitale per la corretta allocazione dei costi, separando le fee per le attività sui canali social dai costi d’agenzia, dai boost pubblicitari o dal valore dei prodotti/servizi offerti.

La sfida della misurazione e dell’IA

Nonostante la maturità raggiunta, restano delle sfide aperte, prima fra tutte la misurazione delle performance, perché in un mondo digitale sempre più frammentato, gli inserzionisti sentono l’esigenza di certificare le audience e i costi.

L’indagine UPA ha evidenziato una discrepanza tra i dati ufficiali (come quelli del Sistema Integrato di Comunicazione – SIC) e la realtà percepita dalle aziende. Il mercato digitale è vasto e “sporcato” dalla cosiddetta coda lunga (piccole attività locali) che spesso gonfia le cifre globali.

Per questo motivo, l’attenzione si sta spostando su strumenti ad-tech avanzati, come i progetti proposti di recente da Ravineo e sull’integrazione dell’Intelligenza Artificiale. L’IA non solo aiuterà a identificare i creator più affini ai valori di un brand, ma permetterà di analizzare in tempo reale il sentiment e l’efficacia dei contenuti, ottimizzando gli investimenti in modo chirurgico.

Prospettive per il futuro

Mentre il mercato si consolida, cambiano anche le istituzioni che lo governano, e il passaggio di testimone alla presidenza di Audicom (da Marco Travaglia a Raimondo Zanaboni) segna l’inizio di una nuova era per i JIC (Joint Industry Committees), con l’obiettivo di arrivare a una misurazione univoca e cross-mediale che includa finalmente, in modo organico e certificato, il mondo dei creator.

La survey UPA del 2026 mostra un sentiment positivo, con una crescita del mercato pubblicitario totale stimata tra l’1,5% e il 2%, ma con un comparto digitale che corre tra il +20% e il +25%, e questi dati confermano che il digitale non è più una fetta della torta, ma l’intera tavola su cui viene servita l’intera strategia di marketing.

Conclusioni

L’Influencer Marketing nel 2026 non è più una scommessa, è una certezza basata su dati, normative e risultati tangibili, quindi per le aziende, il ragionamento non è più rappresentato dal dubbio “se” investire o meno, ma, piuttosto, “come” poterlo fare.

In Favaretto ADV, crediamo che l’autenticità sia l’unica moneta di valore nel mercato attuale, collaborare con i creator non significa semplicemente comprare uno spazio pubblicitario, ma avviare una conversazione credibile con i propri futuri clienti.

La maturità del settore offre oggi importanti tutele contrattuali e strumenti di analisi approfondita che rendono questo investimento uno dei più efficienti nel marketing mix moderno. 

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